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Nell'ambito
del progetto di sperimentazione ed intervento "Attivazione di
un servizio di Consulenza Legale relativo alle problematiche collegate
con l'Aids", commissionato dal "Ministero della Sanità
- Istituto Superiore della Sanità" alla "LILA Calabria",
si è inserita una ricerca al fine di poter avere una maggiore
visione delle problematiche dell'aids all'interno del mondo
del lavoro, e quindi conoscere gli atteggiamenti e le opinioni prevalenti
dei lavoratori nella nostra regione rispetto al tema "Aids e
lavoro".
Alla "LILA Calabria" infatti erano stati segnalati casi
di discriminazioni, di licenziamenti, di "autolicenziamenti"
indotti dai datori di lavoro, di richiesta del test Hiv ai lavoratori
considerati "a rischio" o solo in quanto parent di tali
soggetti e così si è creduto opportuno avviare questa
ricerca per capire quali potrebbero essere le aree problematiche e
le conseguenziali discriminazioni nel mondo del lavoro. Essendo una
ricerca a carattere esplorativo sono state prese in considerazione
alcune ipotesi "guida" derivanti dalle esperienze di lavoro
sociale con persone sieropositive e dal confronto con altre indagini
realizzate su aids e mondo del lavoro. Le possiamo così schematizzare:
- tra i lavoratori vi è diffusa una informazione non corretta
e confusa sulle problematiche dell' aids
- sono presenti forti pregiudizi culturali intorno alle possibilità
di inserimento e di mantenimento nel mondo del lavoro delle persone
sieropositive
- rispetto al ricorso al test obbligatorio da parte del datore di
lavoro emergono tra lavoratori atteggiamenti ambivalenti
- vi è una differenza di conoscenze e consapevolezza del rischio
di contagio nelle categorie dei lavoratori a rischio e in articolare
tra gli operatori sanitari e quelli carcerari, ecologici e vigili
del fuoco
- nelle strutture lavorative degli operatori a rischio sussiste un
insufficiente utilizzo dei mezzi di prevenzione al contagio sia per
scarsa consapevolezza rispetto al contagio sia per una non disponibilità
di mezzi preventivi presso le sedi lavorative.
(La ricerca è reperibile nella sua interezza presso il Ministero
della Sanità o presso la nostra sede regionale - LILA Calabria,
Via M. Paola, 11 88046 Lamezia Terme (Cz) Tel. 0968/442331. Questa sintesi mantiene inalterate le citazioni delle tabelle come in originale. Il lettore di Alogon giustificherà così alcuni "salti" di numeri delle citate tabelle).
La campionatura
Il questionario elaborato dalla LILA Calabria è stato sottoposto ad un campione misto, per sesso, età, scolarità, occupazione attuale, pur sapendo che la maggior parte dei lavoratori a rischio di contagio dal virus Hiv è di sesso maschile e svolge lavori quali: vigile del fuoco, operatore ecologico e operatore penitenziario.
Abbiamo quindi cercato di equilibrare il dato somministrando il questionario a lavoratrici a rischio di contagio che operano nei Ser.T, nei reparti di malattie infettive e nelle aziende pubbliche e private. Abbiamo chiesto ai dirigenti di Enti pubblici e privati di fornirci un campione in numero proporzionale al totale dei dipendenti. La fascia d'età del campione varia tra coloro che hanno meno di 30 anni e coloro che superano i 40 anni, comprendendo quindi il periodo di vita lavorativa media delle persone. Il campione include vari livelli di scolarità: licenza elementare, licenza scuola media inferiore licenza scuola media superiore, diploma di specializzazione, laurea.

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L'indagine
è stata rivolta alle categorie con professionalità non
specificamente qualificate e cioè ai lavoratori con qualifiche
oscillanti tra: operaio, impiegato, lavoratore autonomo, dirigente
libero professionista. Questa scelta è stata dettata dalla
necessità di verificare le conoscenze e gli atteggiamenti,
rispetto alla malattia, nelle diverse categorie di lavoratori. Scelto
il campione, è stata inviata una lettera ai dirigenti degli
Enti con la richiesta di collaborazione ed in seguito è stato
elaborato un calendario di incontri per tutto il territorio. La ricercatrice
si è poi recata nelle aziende di Enti pubblici e privati per
la somministrazione del questionario sebbene alcune aziende, quali
per esempio la Telecom, non hanno accettato la metodologia usata.
Il carcere di Vibo Valentia, il Ser.T di Castrovillari ed il reparto
di malattie infettive dell'ospedale di Catanzaro non hanno rispettato
i tempi che avevano fissato per la raccolta dei dati.
La ricerca è stata svolta sul territorio regionale con l'obiettivo
di verificare il grado di conoscenza e rilevare gli atteggiamenti
dei lavoratori nei diversi ambiti lavorativi. L'indagine è
stata compiuta tra i lavoratori a contatto con il pubblico e tra i
lavoratori a rischio di contagio da virus Hiv.
I lavoratori a contatto con il pubblico sono dipendenti di Enti pubblici
quali l'Enel e le FF.SS. di Cosenza, Lamezia Terme e Reggio Calabria.
Tra gli Enti e le aziende private è stata scelta la Pertusola
Sud di Crotone, la Terme di Caronte di Lamezia Terme, la Calabria
Latte e la Concessionaria Fiat Tripodi.
I lavoratori a rischio di contagio sono quei lavoratori che, per il
lavoro che svolgono rischiano di essere contagiati dal virus Hiv e
sono stati divisi in due categorie: lavoratori a rischio formati e
non formati. I primi sono gli operatori sanitari con un certo grado
di conoscenza della malattia e che, costantemente, partecipano a Corsi
di formazione sull'Aids organizzati dalla Regione Calabria. I
secondi includono vigili del fuoco, operatori penitenziari e operatori
ecologici.
Gli strumenti di rilevazione: il questionario
Il questionario è stato elaborato con la finalità di procedere attraverso uno strumento semplice ed efficace, alla rilevazione del grado di conoscenza dell'Aids ed ai comportamenti ad essa collegati. È Stato pensato in modo tale da essere somministrato alle 3 categorie di lavoratori sopra indicati, è composto da 47 domande di diversi tipi, è anonimo e contenuto in una busta bianca. La ricercatrice ha distribuito i questionari sul posto di lavoro ed in giorni prestabiliti e, dopo aver dato spiegazioni sulla metodologia di compilazione, le buste bianche venivano ritirate dopo circa 20 minuti. Dopo l'analisi preliminare dei dati, si è passati alla Estrazione dei dati finali con controllo incrociato per cui sono state estratte le risposte in dati statistici percentuali che sono poi stati raggruppati in forma tabellare per avere una maggiore leggibilità.
I dati rilevati
Il numero complessivo degli intervistati è stato di 804 lavoratori distinti in tre sottogruppi in base alle mansioni che svolgono e alle attività formative/o informative svolte sull'Aids. Da una prima analisi emerge subito con chiarezza che gli elementi di distinzione fra i tre gruppi sono sicuramente maggiori di quelli unificanti. Infatti, se analizziamo la composizione del campione in base al sesso (tab. 1) notiamo che di fronte al dato complessivo di un rapporto fra maschi e femmine pari a quasi 1 a 4 (628 maschi e 176 femmine cioè 78% contro 22%), abbiamo nel gruppo dei lavoratori a rischio formati addirittura più donne che uomini (53% contro il 47%).
Tabella 1: Sesso degli intervistati
Num. Percent.
maschi 628 - 78,11%
femmine 176 - 21,89%
Questo andamento è confermato anche per quanto riguarda il titolo di studio posseduto mentre esistono meno differenze fra i tre gruppi per quanto riguarda l'età e l'occupazione attuale. Rispetto all'anno di nascita degli intervistati la maggior parte, pari al 52% ha più di 40 anni. Lo stesso andamento riguarda la qualifica professionale posseduta dagli intervistati: la maggior parte (oltre il 54%) dichiara di essere occupato in qualità di impiegato (tab. 2)
Tabella 2: Occupazione attuale degli intervistati
Num. Percent.
a) Operaio 156 - 19,40%
b) Impiegato 441- 54,85%
c) Lavoratore autonomo 7 - 0,87%
d) Dirigente 38 4- ,73%
e) Libero professionista 27 - 3,36%
f) Altro 100 - 12,44%
g) Non risponde 35 - 4,35%
