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Queste
interviste sono una piccola parte del "Primo progetto di ricerca
sugli aspetti etici, psico-sociali, giuridici, comportamentali,
assistenziali e della prevenzione nel campo dell'AIDS", per
l'attivazione di un servizio legale relativo alle problematiche
collegate all'aids, realizzato all'interno di una collaborazione
tra la Lila Calabria e l'Istituto Superiore della Sanità
- Ministero della Sanità.
Per
comprendere alcune affermazioni in riferimento al corso di formazione
al lavoro, spesso in esse citato, occorre precisare che si tratta
di un intervento che la Comunità Progetto Sud sta svolgendo
mediante un contributo della Regione Calabria, finalizzato a facilitare
la permanenza o l'ingresso nel mondo del lavoro, la tutela della
salute, le relazioni sociali e affettive, delle persone colpite
dal virus dell'HIV e malate di aids.
Mi chiamo Giuseppe, ho 39 anni,
della malattia l'ho saputo nell'85, molto per caso...
era un periodo che stavo abbastanza bene... lavoravo, avevo la
mia attività, era già un anno che non mi facevo più.
Avevi cominciato quando...
A fare che cosa?
A "farti"...
A 16 anni. Ho cominciato a 16 anni e non ho smesso mai, però
nell'85 mi ero fatto un'attività, un lavoro, ero
titolare di un'agenzia pubblicitaria, mi ero sposato, avevo
un bambino, ne stavo avendo un altro, non mi stavo facendo più,
stavo bene insomma, stavo facendo una vita e tutto quanto...

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Un giorno, per caso,
c'era un amico mio che non aveva la patente e stava male, e
doveva farsi dei controlli in ospedale, e mi ha chiesto se l'accompagnavo...
ha fatto una serie di esami tra cui c'era quello dell'HIV.
Io non ero andato per quel motivo, ma una volta che l'avevo
accompagnato mi ha detto scherzando "perché non te lo
fai anche tu, un controllo così"... Niente. Sono
andato a ritirarmi questi esami, dopo una quindicina di giorni,
anche in ritardo sono andato, non me le volevano manco dare, dice
che ero fuori orario... vabbé - ho detto - sono qui, vengo
da *** e a quel punto è arrivato un infermiere, così
svogliatamente mi ha dato sto foglietto e se ne è andato
e c'era scritto HIV positivo.
Quindi nessuno ti ha informato,
un medico...
No, nessuno, li per lì, l'unica cosa che mi ha insospettito
è stato che era scritto in rosso, dico: Positivo forse vuol
dire che sto bene, che c'era niente... Mi sono ritrovato
con questo foglietto in mano... poi, però pensando ai
precedenti controlli che avevo fatto, mi sono ricordato il fatto
che se era in rosso voleva dire che non quadrava qualcosa, se no
avrebbero scritto in nero.
E niente, praticamente poi mi è scoppiata la realtà
in mano.

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Ma a chi le hai
fatte vedere queste analisi?
A un amico mio medico. Però
ormai l'avevo capito cosa avevo, lì mi è crollato
il mondo addosso.Non è che avevo problemi, le avevo fatte
per caso, stavo bene, nel momento in cui mi stavo impegnando socialmente,
la famiglia, il lavoro... e niente, lì è stata
poi una grossa mazzata che... ho rischiato quasi di suicidarmi,
insomma non avevo nessun appoggio, probabilmente sono stato solo,
me la sono vissuta da solo per parecchi mesi e ... sempre torturato
con questa idea "mò la faccio finita".
Sai, stavo lavorando, la famiglia, appena sposato, mia moglie era
incinta della seconda bambina e ... me la sono passata veramente
male, poi piano piano... poi ho preso la decisione di scappare,
di lasciare la famiglia, di andare in India su una montagna...
e aspettare lì la morte... allora ok non sapevo niente
di aids, sapevo solo che muori da qui a 4-5 mesi. Quello che avevo
recepito da qualche giornale. Poi avevo già preso la decisione,
vidimato il passaporto... per sfilarmela. Poi tra l'altro
mi ero reso conto parlandone con qualche medico, tra i modi di evitare
l'infezione, ho fatto fare le analisi anche a mia moglie...
ed è risultata positiva pure lei, gliele ho fatte fare pure
di nascosto, non glielo avevo detto, dato che era incinta, le avevo
detto - fai le analisi per un controllo - e gli ho fatto inserire
anche il test Anti-HIV e così, quando ho scoperto che era
sieropositiva anche lei, ho ridimensionato un pò il tutto,
ormai il guaio è fatto, è inutile che me ne vado e
non risolvo niente.
Volevo andarmene per non correre il rischio di infettare mia moglie
e i bambini. Ho continuato a restare, anzi piano piano ho cominciato
ad accettare la malattia, e superare quei brutti momenti...
Quindi ne hai parlato
con tua moglie?
Dopo sì, non potevo tenermelo dentro, me la sono vissuta
male perché per 6-7 mesi mi so tenuto tutto dentro, poi ho
comunicato la cosa a mia moglie, alla famiglia, insomma non è
che mi hanno dato granché d'aiuto però ho chiarito
la situazione...
E quindi dopo hai cercato
di saperne di più sulla malattia? oppure...
Sì, certo non ho fatto altro che questo: tutti i numeri
verdi che c'erano al Ministero dell'Interno, a Roma. Sono
andato a farmi i controlli, per una conferma. Sono andato da quello
che c'era, nell'85 qui in Calabria non c'era niente...
sono andato da Aiuti a Roma che mi ha seguito per 3-4 anni e ho
visto la realtà. Allora, stavo abbastanza bene, i valori
erano alti, cominciava qualche infezione opportunistica, ma niente
di grave, e ... insomma c'era una prospettiva di vita ancora...
non era così nera come la vedevo.
E quindi poi cosa hai fatto?
In quel periodo, in quei 7-8 mesi, praticamente ho ricominciato
a farmi, ho mollato il lavoro, avevo deciso di farla finita, figurati
che me ne fregava più niente... poi ancora, scoprendo
che mia moglie era così, che i bambini, uno era positivo,
aveva neanche un anno, mia moglie era incinta... l'unica
cosa... sono finito di nuovo a farmi, per sopportare tutto. Anestetizzavo
il dolore che avevo dentro ed ho ricominciato a farmi di nuovo...
Era talmente forte la rabbia che avevo dentro, per l'ingiustizia
di questa malattia; io me la sarei aspettata, ma non mia moglie,
che non è stata mai tossicodipendente, né i bambini.
Insomma... niente... con la roba ho superato un pochino quei
disagi, morali e psicologici interni, me li curavo proprio con la
roba.
Dopo che i medici ti hanno
dato corrette informazioni sulla malattia, ti sei tranquillizzato,
hai ripreso a lavorare?
No, il lavoro no, il lavoro mio l'ho lasciato perdere.
Per un anno e mezzo o due non ho fatto niente ed in quel periodo
praticamente avevo l'Agenzia pubblicitaria, era mia, ero titolare,
è andata a quel paese, si è andata a chiudere l'attività.
Poi ho incominciato a cercare e a chiedere lavori saltuari, insomma
non tanto impegnativi, rappresentanze varie, cose così.Per
6-7 anni ho fatto il rappresentante... senza comunicare il mio
stato sierologico, insomma sempre tenendolo velato.
L'ho comunicato subito a tutti gli amici e a tutte le ragazze
che avevo avuto, tutte quelle persone che avevano contatti o con
cui avevo avuto in precedenza contatti. Tutti quelli che si sono
fatti con me ce l'avevano anche loro. Si è scoperto
che una ventina di persone erano contagiate.
Quindi nel lavoro tu non
hai mai avuto problemi...
Il lavoro dipendente non mi è mai piaciuto.Cioè
io volevo sempre fare o il libero imprenditore o mi piacciono lavori
all'aperto, tipo agricoltura, tipo essere io che mi decido
il lavoro che voglio fare, mi sceglievo apposta la rappresentanza
perché ero libero, se volevo lavorare lavoravo, se no facevo
come volevo... capito? E per 6-7 anni ho fatto così, già
prima avevo lavorato in agricoltura per i fatti miei, oppure attività
propria insomma, senza mai essere dipendente.
E le paure a mano a mano
sono svanite, oppure continuano...
Il grosso ce l'ho avuto lì, in quel momento, in
quel periodo. Per esempio io dipingo, faccio quadri... io i quadri
miei li firmo ancora '85 e poi ci metto +7, +8, +10, a quanto
sto arrivando, per dire che sono morto in quel momento io. È
stata talmente forte la mazzata, che tutto quello che sto vivendo
in poi è... un rubare tempo alla morte insomma.
Quindi ora le paure rispetto
alla malattia...
Paure rispetto alla malattia ce ne sono sempre purtroppo. Sono
ridimensionate, vedo che sto bene, nonostante tutto, mia moglie
è morta però nel frattempo, lei che era sana, che
non aveva mai avuto problemi di droga, che aveva un fisico sano,
se ne è andata via... prima di me. La malattia è
andata avanti, è peggiorata... è deceduta.
I bambini invece, grazie a
Dio dopo il primo anno si sono negativizzati.Questo mi ha dato molta
forza, molta carica ad affrontare sia la malattia, sia tutto, e
continuare a vivere. Il fatto che loro l'hanno vinta, sono
riusciti a sconfiggerla, a negativizzarsi, mi ha dato un motivo
per vivere.

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Paure, che vuoi, ci
sono sempre, di contagiare, paure delle malattie, del dolore, della
sofferenza, della morte non tanto, però... prima ho visto
mia moglie, gli amici andarsene ... è brutto vedere gente
che se ne va a trent'anni, giovani, ridotti senza difese, pieni
di infezioni, i pannolini, senza... con la vista persa, piene
di piaghe... un modo schifoso di andarsene. Quello mi fa un pò
paura, sinceramente. Sto ancora abbastanza bene, non è che
abbia un gran che, mi curo un pochino con la medicina ufficiale,
un pò con quella omeopatica, un pò valuto, ho imparato
ad ascoltare molto il mio corpo, le mie sensazioni, i miei problemi.
Sono come se fossi in ascolto, con il cervello in ogni cellula,
per vedere quello che succede.
Pensando al lavoro futuro...
Grossi progetti per il futuro non mi pare il caso di farne più,
purtroppo non è che posso ... sta malattia fa male, sai
che non hai molto tempo ... Al massimo uno è arrivato
ai 15-16 anni, da quando è stato contagiato per cui...
io sono arrivato a 12 anni insomma, per cui non lo so, non è
che mi metto a lavorare per farmi la pensione a 65 anni ecco.Non
ci penso minimamente, cerco di vivere meglio possibile con quello
che ho, alla giornata, senza fare grossi progetti per il futuro,
li faccio per 6 mesi i progetti, non vado più in là.
Probabilmente mi interessano lavori come questo. Ti tengono impegnato,
era buono questo corso, perché eravamo persone quanto meno
con lo stesso problema, siamo riusciti a creare un gruppo di autoaiuto
con l'appoggio della Lila, sono cose che alla fine ti fanno
stare meglio e che la realtà è che la maggior parte
dei sieropositivi se la vivono immaginandosela sta cosa, chiudendosi
in se stessi, non parlando con nessuno, né con gli amici
né con i familiari, e poi rischiano la depressione. Ho 2-3
amici che si sono suicidati, e invece è una realtà
che quantomeno puoi condividere... i problemi e il peso ce lo
hai sempre da portare, però è un pò più
alleviato, quanto meno.
Se ti venisse offerta
una pensione equivalente ad uno stipendio, preferiresti la pensione
oppure il lavoro?
Per come sono fatto, preferirei la pensione, poi mi metterei a fare
cose che mi piacciono di più, tipo dipingere. Adesso magari
non ho tempo più di dipingere e poi ho la casa da mandare
avanti, i bambini, ho una famiglia da mandare avanti in ogni caso.
Quindi ti basterebbero
gli hobby?
Cioè i quadri, se mi metto a dipingere li vendo pure,
capito?... non mi piace stare sotto padrone, cioè non
lo sopporterei neanche adesso più, quindi mi piacciono i
lavori liberi, quindi se avessi la pensione più grossa...
con questa di 350.000 lire ti compri le sigarette e basta, non è
che ci fai granché, però se fosse adeguata ad uno
stipendio, non mi farei scrupoli sinceramente.
Mi impegno socialmente pure, faccio parecchie cose, mi fanno un
pò riscattare del mio trascorso negativo, mi sto impegnando
sia con la Lila, sia con il SerT di ***. Faccio il conduttore dei
gruppi di autoaiuto, faccio molti interventi sul sociale, assistenza
a malati, sto anche per difendere i miei diritti, alla fine insomma
no? Stiamo vedendo pure per una casa.
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