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Come può diventare romanzo e best seller un’inchiesta sulla camorra? O film, un’inchiesta sulla tratta delle donne dell’Est? O come può ancora appassionare i giovani un racconto di tre ore sui sogni di cinquant’anni fa di un uomo amante del Sud?

Durante la prima settimana di formazione all’inchiesta sociale, i giovani partecipanti hanno incontrato alcuni maestri di giornalismo d’inchiesta. Hanno ascoltato Luca Rastello, di Repubblica, spiegare come si possa, con un articolo o mezza pagina di giornale, raccontare la guerra dal fronte. E quali spazi abbia il giornalista per poter esporre ciò che ha visto coi suoi occhi e non quello che gli vuol far dire o celare il suo editore.

Anche Roberto Saviano ha spiegato ai giovani il fascino del collegamento tra inchiesta letteraria e potere, e di come nel suo libro sulla camorra (Gomorra, Mondadori) si sia potuto narrare accostando la letteratura al tema dei poteri legali e illegali.

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Gilberto Maselli, dal canto suo, ha letteralmente incantato i partecipanti, di mezzo secolo più giovani di lui, che lo guardavano come si guarda un caposcuola, riferendo sulla ricerca sociale nel Mezzogiorno e sulla scommessa agita nell’immediato dopoguerra per lo sviluppo di comunità, al Sud. Di come in Campania e Calabria, in Sicilia a Partinico con Danilo Dolci, in Puglia e Basilicata con il CEPAS e un nugolo di assistenti sociali quasi tutte donne, si sperimentò il lavoro sociale finalizzato allo sviluppo di comunità locali, di cittadine e paesini dell’entroterra, durante l’emorragia dei “passaggi a Nord” dei capifamiglia emigranti per lavoro e sopravvivenza, per attrattiva del “nuovo” che avanzava.

Francesco Munzi ha offerto il suo film “Saimir”, frutto di un’inchiesta sulla tratta delle donne dell’Est europeo, avviate sulle strade e nei locali della prostituzione in Italia. I vari materiali raccolti sono confluiti in un unico racconto, emblematico, che rende bene lo spessore quantitativo e il senso del dramma di questo mercato infame.

Goffredo Fofi si è soffermato a spiegare il periodo culturale attuale in cui l’immaginario collettivo viene sottomesso, come immaginario di paure, di difesa nei confronti dell’altro, del “diverso”; immaginario di contrapposizione, poco libero, colonizzato, eterocostruito. Perfino i sogni e i desideri di massa vengono manipolati. Fofi ha sottolineato come per un operatore di inchieste sociali la realtà non vada solo vista, ma interpretata. Che occorre leggere, studiare e pensare con la propria testa. Fare inchiesta sociale significa, in aggiunta, far circolare le vicende sondate anche attraverso l’arte, come fecero ad esempio Levi con «Cristo si è fermato a Eboli» o De Sica con «Ladri di biciclette»: ovvero con romanzi o film efficaci divulgatori di storia e di costume oltre che di cronaca.

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Poi altri, come Giuseppe Micheli, Stefano Laffi, Maurizio Braucci, Lorenzo Pavolini e Alessandro Coppola, hanno messo a disposizione i “trucchi” della ricerca scientifica, delle tecniche sonore, fotografiche, audio e video e scrittura, e gli attrezzi del mestiere per riprodurre i supporti materiali delle inchieste sociali. Oltre a ciò, essi ci hanno lasciato indicazioni di etica professionale, esortandoci a non dedicarci mai allo scoop, ma piuttosto alla ricerca di notizie che abbiano profondi significati umani, sociali, culturali. Ci hanno trasmesso il messaggio di ciò che conta: conta che «io» fotografi, scriva, registri, filmi con la «mia» anima, la mia tecnica, la mia arte. Conta che «io» parli della vita e del mondo.

Ora il corso di formazione continuerà con la realizzazione delle inchieste che ciascun partecipante ha ideato, attraverso diversi supporti tecnici di scrittura, audio e video. Tutte i progetti sono risultati significativi. Come quello di Pietro che svolgerà un’indagine filmica, sui treni di lunga percorrenza, sulle aspettative di quelle persone che dal Sud salgono in cerca di “luoghi di lavoro” nel Nord Italia. O quello di Michele, che indagherà la vita degli adolescenti in un quartiere di Messina, tra disagio e illegalità. O di Jan, giovane sloveno, che invece analizzerà i modi con cui i giovani si incontrano e si percepiscono in Europa dopo la caduta del muro di Berlino.

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Cristina creerà un film, sui Rom e sui mestieri che svolgono a Lamezia Terme; Luigi, stenderà un rapporto su come si certifica e stigmatizza l’handicap nelle scuole dell’obbligo a Modena. Anche Marcello, si cimenterà con la disoccupazione organizzata a Napoli vissuta come “arte di arrangiarsi”; e Alessandro a Rho, sui giovani ai loro primi anni del voto politico; e Chiara, sugli stranieri di terza generazione; e Valentina sui “non luoghi” della Calabria; o Sara a Bologna, sul cambio di vita della popolazione di un quartiere situato in un’ex area industriale. Ludovico invece avrà a che fare per capire l’idea di futuro dei cinesi di Prato, e così via.

A novembre prossimo ci rincontreremo per la valutazione tecnica degli elaborati. Per ciascun partecipante al corso rimane a disposizione l’appoggio scientifico e tecnico dell’organizzazione, i saperi dei tutor e dei maestri di giornalismo, di cinema, radio e televisione, di suono e ripresa, incontrati nella prima settimana del corso svolta dal 12 al 18 giugno 2006 a Fuscaldo Marina, in Calabria.

Lamezia Terme, 23 giugno 2006

Giacomo Panizza


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