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Patto territoriale sociale della Sibaritide e del Pollino


Soggetti per un nuovo compito sociale "pubblico"

Vogliamo intraprendere un cammino mettendo in comune energie e idee, progetti e professionalità, saperi e risorse, per costruire più servizi alla collettività, lavoro sociale, qualità della vita nei nostri territori. Il "patto territoriale sociale della Sibaritide e del Pollino" lo prefiguriamo non come un compito impossibile ma come una scommessa ragionevole e alla nostra portata. Pensiamo ad un cantiere aperto: aperto alla sperimentazione di iniziative di promozione e di innovazione sociale, e aperto anche perché ricerchiamo e auspichiamo alleanze con ulteriori protagonisti, altri soggetti trainanti coi quali ci accompagneremo strada facendo.
La complessità dei problemi e dei bisogni sociali maturati all'interno delle nostre comunità locali richiede risposte di cittadinanza attiva e garanzie adeguate a cura dei Comuni, che sono i referenti istituzionali per la programmazione e per la gestione degli interventi sociali. Le normative in vigore assegnano ai Comuni un ruolo di protagonisti in materia di politiche e servizi sociali, e li spinge a ricercare soluzioni politico-amministrative in grado di assicurare l'erogazione di tutte quelle prestazioni sociali che concorrono a contrastare tutte le forme di "povertà vecchie e nuove" presenti nei contesti sociali, avendo cura, nello stesso tempo, di innalzare la qualità della vita dei cittadini e delle cittadine.
Questo "patto territoriale sociale della Sibaritide e del Pollino" ha visto il suo inizio in una di queste ricerche di soluzione ai problemi, tramite la collaborazione su un progetto riguardante l'area del lavoro minorile, nel fattivo incontrarsi tra Comuni, sidacati e gruppi organizzati del cosiddetto "Terzo settore". Ora si intende andare oltre.

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I soggetti pertanto che hanno promosso il "patto" sono i Comuni di: Cassano Jonio, Castrovillari, Corigliano, Rossano Calabro, Trebisacce; le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL; i gruppi locali organizzati del privato sociale o cosiddetto "Terzo settore"; realtà pastorali della chiesa locale; che in collaborazione hanno formulato alcune proposte, elaborato e sottoscritto questa "carta di intenti".
Essi hanno richiesto un servizio di accompagnamento e un ruolo di conduzione e di consulenza alla "Scuola del Sociale" della Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme.
La pluralità dei soggetti partecipanti potrebbe esaltare o appesantire le azioni coordinate per costruire una nuova qualità sociale nei nostri territori; si scommette sulle energie che la società civile organizzata ha saputo e saprà mobilitare al suo interno. Un "patto territoriale" che prescindesse dal coinvolgere le realtà del privato sociale d'altronde risulterebbe incompleto, poiché il terzo settore nel nostro contesto costituisce una parte fondamentale del sistema di welfare che è cresciuta con il sostegno offerto dagli stessi Comuni. Occorrerà superare alcune forme di mutuo adattamento tra pubblico e privato nella gestione dei servizi, riconducibile anche a disfunzioni legislative e finanziarie della Regione e dello Stato, puntando a rivitalizzare l'intreccio tra pubblico e privato, che costituisce comunque l'elemento necessario al fine di far fronte alla complessità crescente dei bisogni e delle politiche sociali del territorio.


Il Contesto locale: tra vocazione territoriale e bisogni emergenti
Il contesto locale della Sibaritide e del Pollino è strettamente legato al più ampio concetto di storia della Calabria. Poche altre regioni italiane, in effetti, hanno posseduto, quanto la Calabria, e tanto a lungo, così numerosi e contrastanti attributi d'identità. Regione per tanti aspetti dimenticata ed inaccessibile essa ha offerto di sé anche un'altra contrapposta immagine, quella della terra del sole e del mare, segnata dalla presenza d'inviolati paradisi naturali.
La cultura, i valori, gli stili di vita di ogni contesto locale contribuiscono alla creazione / arricchimento dei luoghi. Ogni luogo è modellato da ambienti che considerati singolarmente costituiscono parti, aspetti, sfaccettature dei più ampio ambiente sociale e contribuiscono a renderlo tale, determinandone a volte le caratteristiche peculiari. Le variabili che determinano il cambiamento / mutamento / evoluzione fisica dell'ambiente culturale, sociale, economico, urbano del contesto sono lo spazio e il tempo, il luogo e il periodo, la permanenza e il mutamento. Ecco dunque che un intreccio di interessi, come può essere la creazione comune di un "Patto", contribuisce al cambiamento dei volti dei luoghi, anche dello scenario del nostro contesto locale.
Si descrive qui, con brevi considerazioni, come nell'immaginario collettivo locale sembra venire generalmente interpretata la qualità sociale, la situazione dei servizi alla collettività, i bisogni emergenti, le risposte messe in campo.
La quantità e la diversificazione dei servizi per quanto riguarda le politiche sociali non soddisfano in pieno quelle che sono le esigenze di un territorio che da sempre soffre di carenze strutturali.
L'idea della qualità dei servizi percepita riguardo ai servizi presenti sul territorio non è identica in tutti i soggetti, e soprattutto varia in ragione del servizio erogato e dal punto di vista di chi vi svolge un ruolo.
La qualità dei servizi si conquisterà con la progettazione a monte dei servizi stessi. La progettazione evoca il concetto di previsione, ossia il sapere, il conoscere per prevedere, per poter fare. In particolare la progettazione in ambito sociale è caratterizzata da una finalità precisa, ossia quella di giungere alla realizzazione concreta di azioni, servizi e interventi, orientati verso il superamento o il contenimento dei problemi e dei bisogni personali e sociali.
Un altro capitolo stimolante per il lavoro da svolgere nel nostro contesto territoriale è il rapporto collaborativo e/o conflittuale presente nelle relazioni tra pubblico e privato.
Questo rapporto tra pubblico e privato comunque si sta improntando ad essere dì collaborazione reciproca. Grazie anche ad alcune leggi specifiche (come la 285/97) che hanno imposto l'incontro degli Enti e dei servizi al tavolo della concertazione. Anche da noi, in numerose realtà sono stati attivati: la consulta di lavoro, o il Tavolo Tecnico delle Politiche Sociali che rappresentano momenti di incontro/scontro tra pubblico e privato.
Una difficoltà culturale riscontrabile nel nostro territorio invece è rappresentata dalla persistente domanda di monetizzazione dei bisogni, in sostituzione alla richiesta di servizi efficaci. Le richieste generali dei cittadini - utenti che frequentano gli uffici degli Enti locali si collocano nella dimensione economica piuttosto che in quella di risoluzione alternativa del problema che vivono (es.: richiesta contributi, collocazione del minore in Istituto piuttosto che risoluzione a monte dei problema). Anche se nelle Istituzioni locali si sta tentando di introdurre risposte innovative e partecipative per i cittadini, anche per quelli bisognosi di servizi, le richieste della popolazione stentano a formularsi in richiesta di servizi piuttosto che di contributi.
Inoltre questo atteggiamento non favorisce risposte consone ai nostri tempi e alle nuove politiche in materia di welfare, lavoro e disoccupazione.
I territori municipali all'interno della Piana di Sibari e del Pollino appaiono estremamente variegati e frazionati tra di loro, dal punto di vista non solo urbano, ma anche umano, sociale, culturale ed economico.
La Piana di Sibari è la più vasta distesa alluvionale della Calabria, attraversata dal Crati e dal suo principale affluente, il Coscile. Il Pollino è l'ultimo dei grandi massicci calcarei dell'Italia meridionale verso Sud.
Il contesto nel quale gli Enti locali cercano di svolgere le proprie attività è sicuramente un contesto che non vanta una consolidata tradizione partecipativa alle politiche sociali. Da qualche tempo comunque si sta cercando, attraverso momenti che accomunano il pubblico ed il privato, e le varie istituzioni, di raccordarsi per dare spazio ad una politica sociale più corale e costruttriva.
Vi sono aspettative diffuse sulla prevenzione, sia quella riguardante il rischio di esclusione ed emarginazione sociale sia quella riguardante la sicurezza dei cittadini nelle città e nei luoghi di vita. Su questo terreno si delineerà la funzione fondamentale che deve assolvere ciascun Ente Locale, previa apertura del riconoscimento pieno ed effettivo dei cittadini - utenti quali soggetti sociali che hanno diritto ad ottenere garanzie e risposte "pubbliche".
Il recupero di un ruolo pregnante dell'istituzione Locale nelle politiche sociali appare necessario se si tiene conto dell'atteggiamento di sfiducia che spesso emerge dai cittadini nei confronti di essa. Gli Enti Locali rappresentano uno snodo delicatissimo nell'assetto istituzionale democratico presente e futuro: essi definiscono lo Stato-Comunità; sono cioè l'anello di congiunzione fra la comunità (la società civile di un dato territorio), i suoi bisogni e le sue caratteristiche, il suo corpo elettorale (rappresentato democraticamente appunto nelle istituzioni comunali, provinciali, regionali) e lo Stato-apparato, l'ordinamento giuridico-istituzionale complessivo.



La costituzione di un "motore locale
L'idea di "motore locale" è stata mutuata dal linguaggio utilizzato dai patti territoriali per l'economia che vengono stipulati in diverse zone del nostro Paese: essa è una idea di partnership, di collaborazione alla pari tra enti e soggetti differenti nella proposizione degli obiettivi da raggiungere; nella decisione sulle metodologie e sulle regole da utilizzare; nella condivisione delle responsabilità pur nelle differenti titolarità e competenze. Infatti a ciascun partecipante viene richiesto di mettere in comune risorse utili al raggiungimento dei fini che si prefigureranno concordemente.

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Ciò che verrà costruito e progettato dai partecipanti al "patto" non appartiene comunque ai soggetti privati che compongono il "motore locale": gli eventuali servizi, iniziative e programmi di intervento verranno assunti dagli Enti locali i quali li attualizzeranno utilizzando le vie ordinarie previste: o direttamente, o in collaborazione o esternalizzandoli.
Il "motore locale" viene costituito da Enti con interessi e obiettivi di utilità sociale pubblica, cioè collettiva e di corresponsabilità del "patrimonio sociale". La scommessa di ciascun componente è quella di mettere insieme risorse e progettualità per la crescita generale del territorio e della qualità della vita sociale. La partecipazione alla programmazione non dà titolo o punteggio per la gestione delle attività o dei servizi che verranno previsti.
Il gruppo dei soggetti promotori procederà con un calendario dei lavori, mirato alla soluzione dei problemi e al raggiungimento degli obiettivi che saranno prospettati.
In primo luogo, dai soggetti che si sono fatti carico di lanciare la proposta del patto e di portarla avanti, verrà validato il "motore locale".
In secondo luogo verranno elaborate le idee-forza portanti del "patto", di cui alcune sono descritte in questo documento base.
In terzo luogo si inviteranno ulteriori soggetti pubblici e privati ad allearsi ed entrare nel "motore locale", per rafforzare e continuare il cammino insieme alla realizzazione del "Patto territoriale sociale del Pollino e della Sibaritide".
Si darà avvio alla fase di progettazione, la quale avrà come supporto e legittimazione una "assemblea dei promotori" e un "comitato di coordinamento" eletto dalla stessa assemblea, previo regolamento.
In seguito si individueranno le priorità di intervento e la gestione di attività, possibilmente basate su un programma annuale.
Si apriranno infine le iniziative e le attività sociali, come in un cantiere aperto, per costruire nei territori servizi più puntuali, maggiori occasioni di lavoro, una più diffusa democrazia sociale.


L'idea del "patto territoriale sociale"
L'idea generale del "patto territoriale sociale della Sibaritide e del Pollino" va collocata nello scenario futuro delle politiche sociali, le quali sempre di più investiranno le responsabilità dei territori, dei municipi, delle loro istituzioni e dei loro cittadini e cittadine.
Si stanno (anche giustamente) assottigliando gli spazi delle politiche e dei servizi sociali che svolgono funzioni di contenimento dei conflitti sociali e di interventi impropri sui temi delle povertà e delle carenze di lavoro; viene sempre più difficile ritenere che sia sostenibile continuare con i trasferimenti di denaro come welfare di assistenza. Piuttosto ci si dovrà muovere verso mete nuove e con metodologie di intervento innovative. L'orizzonte delle iniziative sociali pubbliche e private non dovrà più limitarsi ad alcuni interventi ridotti alla gestione dei servizi, né tanto meno a venire parcellizzato e frammentato in interventi isolati, ma dovrà essere collocato in contesti e attualizzato con metodi di innovazione sociale.
L'oggetto del "patto" è quello di favorire progettualità e innovatività nei "mondi" del sociale" organizzato e informale, nelle Istituzioni e nella società civile.
L'idea-forza principale del "patto" si dispiega su tre aree di intervento: l'area del sistema dei servizi territoriali; l'area del lavoro possibile nel e dal sociale; l'area della democrazia sociale.


Area del sistema dei servizi territoriali

Il contesto dei servizi andrà potenziato, in maniera da razionalizzare gli interventi sociali, sanitari, culturali, educativi, ludici e formativi. L'esiguo numero di servizi territoriali non ha facilitato nelle popolazioni la domanda dei servizi e della loro qualità.
Nel settore del welfare si è teso a separare-ricoverare lontano la persona in difficoltà, oppure a monetizzare la risposta ai problemi piuttosto che rinforzare nelle persone stesse le loro possibilità di autonomia e di responsabilità. Si intende invece allargare i diritti di cittadinanza e dei doveri civici delle persone prese incarico dai servizi, costruendo il passaggio da utenti-dipendenti a cittadini-sovrani.
Inoltre una distorta applicazione della legislazione regionale in materia di intervento sociale non ha apportato, nel seppur limitato mondo dei servizi, una cultura delle regole, degli standard, delle professionalità, della qualità dei servizi rivolti alle persone. Ciò che invece con il "patto del sociale" si intende affrontare e costruire al meglio, dentro un "sistema" dei servizi territoriali, volto alla crescita della qualità della vita sociale collettiva, e che lavorino in rete tra di loro.


Area del lavoro
Progettare e operare nel contesto sociale fa il paio con l'incrementare sul territorio i posti di lavoro, anche aggiuntivi a quelli attuali. Ma non solo: viene dilatato il concetto di servizio sociale ed esteso anche all'avvicinamento o addirittura all'accompagnamento al lavoro delle stesse persone accolte o assistite e seguite nei servizi stessi.
In definitiva si aprono spazi di modalità di lavoro nei servizi, i quali vanno ripensati nelle loro capacità di offerta, e ri-qualificati per poter svolgere, accanto alle prestazioni sociali, sanitarie, educative, riabilitative, di recupero eccetera, anche attività di orientamento, formazione e integrazione nel mondo del lavoro delle cosiddette fasce deboli. Si arricchisce così il programma di intervento, fino a pensare alle dimissioni dai servizi non solamente come "sganciamento" da essi ma anche come inserimento nel mondo del lavoro.
Intraprendere delle iniziative qualificabili come "imprese sociali", finalizzate alla costruzione di posti di lavoro anche per soggetti appartenenti alle fasce deboli o indebolite della popolazione, è certamente un obiettivo del "patto sociale territoriale".
Accanto a questo, si apre tutto uno spazio di lavoro e di professionalità nuove e innovative, sia dentro ai servizi esistenti per gli operatori attuali, ma anche per servizi ulteriori e per ulteriore personale.
L'intervento così concepito si configura come iniziativa per la costruzione del "lavoro che serve" e non meramente ad una occupazione del "posto"; cioè avviene la costruzione di "ruolo sociale" sia per i soggetti deboli che per gli operatori della "mediazione" tra i servizi e il mondo del lavoro.


Area della democrazia sociale
I corpi intermedi della società civile non sono assenti nel territorio della Sibaritide e del Pollino; anzi vi è una certa ricchezza e vivacità. Si tratta di concertare il più possibile insieme obiettivi di crescita generale e diffusa, e di escogitare metodologie e strumenti di partecipazione.
Una partecipazione sempre più reale della popolazione, nelle sue molteplici espressioni e nei suoi differenti interessi, va favorita e misurata nella quotidianità e nella continuità degli impegni che essa si assume e che può effettivamente assumersi grazie agli strumenti di democrazia costruiti dal basso o messi in gioco dalle Istituzioni.
Col "patto" si intende implementare una pratica del principio di sussidiarietà per cui le diverse aggregazioni di base si mobilitano e si organizzano per risolvere da vicino, da protagoniste, le questioni e le problematiche emergenti dal territorio.
Così come anche si intende arricchire l'esperienza ed il principio di solidarietetà, per cui le differenti componenti istituzionali e sociali si organizzano per garantire il bene comune, anche a chi non ce la fa a garantirsi da solo, come persona o anche come appartenente ad una "categoria" in difficoltà.
Tutto questo può avvenire ed ha un suo senso ben preciso per il fatto che si vuole fare in modo che le proposte di democrazia sociale vengano formulate da più soggetti, da chi vuole, fin dall'inizio del percorso che si va ad intraprendere.
In definitiva desideriamo creare luoghi di democrazia e meccanismi di partecipazione che consentano a questa nostra comunità locale di poter riuscire a costruirsi il proprio destino.



Temi proposti e condivisi (con qualche ostacolo da calcolare ...
Alcune tematiche e linee di intervento sono state proposte come prioritarie e condivise dai fautori del "Patto sociale territoriale della Sibaritide e del Pollino". Esse sono sinteticamente riassunte nelle seguenti proposizioni a tesi.
Alcuni ostacoli si potrebbero comunque presentare, al di là delle volontà e della chiarezza di intenti dei promotori del "patto". Infatti: l'assenza di una pratica consolidata di collaborazioni degli Enti pubblici tra di loro, degli Enti privati tra di loro, e tra tutti insieme, orientata alla concertazione; e la difficoltà a costituire reti sociali tra differenti realtà territoriali, potrebbero costituire un ostacolo culturale da non sottovalutare.

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I Comuni in prima istanza saranno chiamati a decidere di coinvolgere e responsabilizzare le comunità locali nella costruzione del "bene comune", attraverso la creazione di una efficiente "rete sociale" nella quale trovino pieno diritto di cittadinanza gruppi e associazioni di volontariato laiche e religiose, cooperative sociali, operatori sociali del pubblico e del privato. Ciò che ideologicamente ispira il riferimento al lavoro in rete è la consapevolezza che la complessità dei problemi sociali che si dovrebbero affrontare in un Comune richiedono uno sforzo civile teso ad assicurare un lavoro sinergico e di integrazione tra tutte le risorse sociali presenti in una comunità, che possono contribuire alla realizzazione di un organico progetto di politiche sociali in cui al centro dell'attenzione c'è la persona (e spesso anche la sua famiglia) che vive una condizione di disagio e/o di emarginazione.
Incide fortemente, come ulteriore ostacolo, la rilevata assenza di una formazione comune agli operatori del settore per cui può accadere che non ci si intenda su quello che si vuole realizzare: conseguenza di ciò è la difficoltà a concepire un progetto unico e fruibile da parte delle diverse realtà territoriali.
L'esistenza poi di eventuali fondi economici a cui attingere e da gestire provoca non di rado nel pubblico e nel privato il venir meno dell'azione solidale, che viene sostituita da una campanilistica "esigenza" di gestire in completa autonomia il finanziamento ricevuto, rifiutando di ricercare e perseguire finalità comuni e collettive.


Le politiche di sviluppo sociale
Le politiche di sviluppo sociale non evolvono da sole né separatamente. Esse piuttosto si accompagnano con la crescita culturale del territorio e con le attività di mercato ed economiche. E non solo con queste.
Si dovrebbe dunque operare per combattere l'esclusione sociale delle fasce deboli della popolazione ed anche per arginare le altre situazioni che si presentano come a rischio nel prossimo futuro di allentamento dei sistemi e degli strumenti di protezione sociale.
Il territorio della Sibaritide e del Pollino necessita di una analisi accurata dei fabbisogni di servizi e di strumenti, di opportunità e di risorse. Inoltre si dovrebbero elaborare progetti concreti di lotta alla disoccupazione e di promozione di lavoro e di imprenditività. In tutto questo vanno valorizzate le solidarietà orizzontali e verticali, quelle sociali di prossimità e quelle istituzionali che hanno il compito di disegnare politiche sociali di sviluppo e non solo assistenziali.


Il ruolo degli Enti locali e delle organizzazioni sociali nella gestione dei servizi
Gli Enti locali territoriali dovrebbero prefigurare un percorso costruttivo di intenti comuni rispetto ai servizi sociali, sanitari, culturali del comprensorio di loro competenza, avendo di mira l'innovazione del e nel comparto sociale. Operativamente si potrebbe valorizzare l'esistente, migliorarlo, ottimizzare le risorse umane e strutturali ed economiche, facendole interagire al meglio, senza tralasciare gli aspetti di formazione e di know how che rimangono ancora da acquisire.
Andrebbe costituita una "authority" che vigili sugli interventi sociali e sui rapporti tra pubblico e privato, che ultimamente nelle iniziative e nei servizi sociali viene spesso chiamata in causa.
Le attività di intervento territoriale vanno indirizzate ad integrarsi tra di loro, soprattutto quelle sanitarie e sociali.
In questo rapporto, che mira ad essere collaborativo, vanno comunque elaborate e applicate regole improntate alla trasparenza e al rispetto dei molteplici Enti in causa, sia pubblici che privati. In particolare si richiede di fare chiarezze conoscitive e giuridiche rispetto alle diverse organizzazioni e alle diverse "anime" che attraversano il variegato mondo del cosiddetto "Terzo settore" o "solidariato": cioè la cooperazione sociale, l'associazionismo, i volontariati, i gruppi di autoaiuto, gli enti ecclesiali, le Fondazioni, gli enti morali, eccetera ...


Servizi: tra promozione e qualità
Il panorama dei servizi nei territori della Sibaritide e del Pollino si presenta variegato, ma ancora incompleto. La loro diffusione territoriale appare problematica; vi è una concentrazione in alcune zone e una assenza totale in altre. Va affrontato il problema della certezza dei servizi e delle risposte che essi sono chiamati a dare.
Inoltre non tutta la gamma prevista dalla legislazione in materia sociale e sanitaria trova riscontro sul nostro territorio: basti l'esempio della psichiatria, o della riabilitazione dei disabili, per affermare che la carenza dei servizi va affrontata con serietà e con urgenza.
Il tema dei servizi apre il ragionamento non solo sulla loro quantità e collocazione, ma anche quello della operatività e della qualità. A tale riguardo occorre costruire strumenti operativi utili, come gli standard, le professionalità, il coordinamento dei servizi stessi, il lavoro a rete, e così via. Questo discorso apre l'orizzonte a programmazioni organizzative, a scuole o corsi di formazione professionale, ad azioni innovative di collaborazione tra pubblico e privato sociale.
Il posto della formazione in questo contesto è strategico. Servirà di certo fare formazione per il miglior funzionamento delle Pubbliche Amministrazioni, per il personale e la dirigenza dei servizi pubblici e privati, per i rappresentanti dei gruppi organizzati della società civile, compresi quelli che ne rappresentano le categorie più deboli o indebolite.



Una cultura proattiva e una rinnovata partecipazione
Questo "patto territoriale sociale" intende avere caratteristiche culturali e valoriali che favoriscano nuove prese di coscienza collettiva del "bene comune".
Una ricomposizione territoriale deve superare campanilismi deleteri, proprio aiutando le differenti identità e culture locali ad esprimersi; ma non ad esprimersi e a definirsi "contro" altre identità e culture, ma capaci di porsi e di stare all'altezza del dialogo e di accogliere le sfide che vengono richiesta dalla collaborazione tra soggetti pari. Le molteplici culture che coesistono da secoli nel vasto territorio sella Sibaritide e del Pollino testimoniano che questo compito è realizzabile con successo.
A questo vanno aggiunti percorsi formativi che possono riguardare una cultura fatta di stili di vita personali e collettivi che sappiano indicare la costruzione di attese di futuro sostenibili, richiamare la dignità sui doveri civici delle singole persone e delle famiglie, il miglioramento delle offerte dei servizi pu
bblici e privati.
Una cultura sociale rinnovata sfida i cittadini e le cittadine tutte a "pensare in grande" e ad impegnarsi a costruire nel quotidiano dei nostri territori quella dignità umana e quella felicità a cui tutti e ciascuno abbiamo diritto.


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