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Soggetti
per un nuovo compito sociale "pubblico"
Vogliamo intraprendere un cammino mettendo in comune energie e idee,
progetti e professionalità, saperi e risorse, per costruire più
servizi alla collettività, lavoro sociale, qualità della
vita nei nostri territori. Il "patto territoriale sociale della Sibaritide
e del Pollino" lo prefiguriamo non come un compito impossibile ma come
una scommessa ragionevole e alla nostra portata. Pensiamo ad un cantiere
aperto: aperto alla sperimentazione di iniziative di promozione e di
innovazione sociale, e aperto anche perché ricerchiamo e auspichiamo
alleanze con ulteriori protagonisti, altri soggetti trainanti coi quali
ci accompagneremo strada facendo.
La complessità dei problemi e dei bisogni sociali maturati all'interno
delle nostre comunità locali richiede risposte di cittadinanza
attiva e garanzie adeguate a cura dei Comuni, che sono i referenti istituzionali
per la programmazione e per la gestione degli interventi sociali. Le
normative in vigore assegnano ai Comuni un ruolo di protagonisti in
materia di politiche e servizi sociali, e li spinge a ricercare soluzioni
politico-amministrative in grado di assicurare l'erogazione di
tutte quelle prestazioni sociali che concorrono a contrastare tutte
le forme di "povertà vecchie e nuove" presenti nei contesti sociali,
avendo cura, nello stesso tempo, di innalzare la qualità della
vita dei cittadini e delle cittadine.
Questo "patto territoriale sociale della Sibaritide e del Pollino" ha
visto il suo inizio in una di queste ricerche di soluzione ai problemi,
tramite la collaborazione su un progetto riguardante l'area del
lavoro minorile, nel fattivo incontrarsi tra Comuni, sidacati e gruppi
organizzati del cosiddetto "Terzo settore". Ora si intende andare oltre.
I soggetti pertanto che
hanno promosso il "patto" sono i Comuni di: Cassano Jonio, Castrovillari,
Corigliano, Rossano Calabro, Trebisacce; le organizzazioni sindacali
CGIL, CISL e UIL; i gruppi locali organizzati del privato sociale o
cosiddetto "Terzo settore"; realtà pastorali della chiesa locale;
che in collaborazione hanno formulato alcune proposte, elaborato e sottoscritto
questa "carta di intenti".
Essi hanno richiesto un servizio di accompagnamento e un ruolo di conduzione
e di consulenza alla "Scuola del Sociale" della Comunità Progetto
Sud di Lamezia Terme.
La pluralità dei soggetti partecipanti potrebbe esaltare o appesantire
le azioni coordinate per costruire una nuova qualità sociale
nei nostri territori; si scommette sulle energie che la società
civile organizzata ha saputo e saprà mobilitare al suo interno.
Un "patto territoriale" che prescindesse dal coinvolgere le realtà
del privato sociale d'altronde risulterebbe incompleto, poiché
il terzo settore nel nostro contesto costituisce una parte fondamentale
del sistema di welfare che è cresciuta con il sostegno offerto
dagli stessi Comuni. Occorrerà superare alcune forme di mutuo
adattamento tra pubblico e privato nella gestione dei servizi, riconducibile
anche a disfunzioni legislative e finanziarie della Regione e dello
Stato, puntando a rivitalizzare l'intreccio tra pubblico e privato,
che costituisce comunque l'elemento necessario al fine di far fronte
alla complessità crescente dei bisogni e delle politiche sociali
del territorio.
Il
Contesto locale: tra vocazione territoriale e bisogni emergenti
Il contesto locale della Sibaritide e del Pollino è
strettamente legato al più ampio concetto di storia della Calabria.
Poche altre regioni italiane, in effetti, hanno posseduto, quanto la
Calabria, e tanto a lungo, così numerosi e contrastanti attributi
d'identità. Regione per tanti aspetti dimenticata ed inaccessibile
essa ha offerto di sé anche un'altra contrapposta immagine, quella
della terra del sole e del mare, segnata dalla presenza d'inviolati
paradisi naturali.
La cultura, i valori, gli stili di vita di ogni contesto locale contribuiscono
alla creazione / arricchimento dei luoghi. Ogni luogo è modellato
da ambienti che considerati singolarmente costituiscono parti, aspetti,
sfaccettature dei più ampio ambiente sociale e contribuiscono
a renderlo tale, determinandone a volte le caratteristiche peculiari.
Le variabili che determinano il cambiamento / mutamento / evoluzione
fisica dell'ambiente culturale, sociale, economico, urbano del contesto
sono lo spazio e il tempo, il luogo e il periodo, la permanenza e il
mutamento. Ecco dunque che un intreccio di interessi, come può
essere la creazione comune di un "Patto", contribuisce al cambiamento
dei volti dei luoghi, anche dello scenario del nostro contesto locale.
Si descrive qui, con brevi considerazioni, come nell'immaginario
collettivo locale sembra venire generalmente interpretata la qualità
sociale, la situazione dei servizi alla collettività, i bisogni
emergenti, le risposte messe in campo.
La quantità e la diversificazione dei servizi per quanto riguarda
le politiche sociali non soddisfano in pieno quelle che sono le esigenze
di un territorio che da sempre soffre di carenze strutturali.
L'idea della qualità dei servizi percepita riguardo ai servizi
presenti sul territorio non è identica in tutti i soggetti, e
soprattutto varia in ragione del servizio erogato e dal punto di vista
di chi vi svolge un ruolo.
La qualità dei servizi si conquisterà con la progettazione
a monte dei servizi stessi. La progettazione evoca il concetto di previsione,
ossia il sapere, il conoscere per prevedere, per poter fare. In particolare
la progettazione in ambito sociale è caratterizzata da una finalità
precisa, ossia quella di giungere alla realizzazione concreta di azioni,
servizi e interventi, orientati verso il superamento o il contenimento
dei problemi e dei bisogni personali e sociali.
Un altro capitolo stimolante per il lavoro da svolgere nel nostro contesto
territoriale è il rapporto collaborativo e/o conflittuale presente
nelle relazioni tra pubblico e privato.
Questo rapporto tra pubblico e privato comunque si sta improntando ad
essere dì collaborazione reciproca. Grazie anche ad alcune leggi
specifiche (come la 285/97) che hanno imposto l'incontro degli Enti
e dei servizi al tavolo della concertazione. Anche da noi, in numerose
realtà sono stati attivati: la consulta di lavoro, o il Tavolo
Tecnico delle Politiche Sociali che rappresentano momenti di incontro/scontro
tra pubblico e privato.
Una difficoltà culturale riscontrabile nel nostro territorio
invece è rappresentata dalla persistente domanda di monetizzazione
dei bisogni, in sostituzione alla richiesta di servizi efficaci. Le
richieste generali dei cittadini - utenti che frequentano gli uffici
degli Enti locali si collocano nella dimensione economica piuttosto
che in quella di risoluzione alternativa del problema che vivono (es.:
richiesta contributi, collocazione del minore in Istituto piuttosto
che risoluzione a monte dei problema). Anche se nelle Istituzioni locali
si sta tentando di introdurre risposte innovative e partecipative per
i cittadini, anche per quelli bisognosi di servizi, le richieste della
popolazione stentano a formularsi in richiesta di servizi piuttosto
che di contributi.
Inoltre questo atteggiamento non favorisce risposte consone ai nostri
tempi e alle nuove politiche in materia di welfare, lavoro e disoccupazione.
I territori municipali all'interno della Piana di Sibari e del
Pollino appaiono estremamente variegati e frazionati tra di loro, dal
punto di vista non solo urbano, ma anche umano, sociale, culturale ed
economico.
La Piana di Sibari è la più vasta distesa alluvionale
della Calabria, attraversata dal Crati e dal suo principale affluente,
il Coscile. Il Pollino è l'ultimo dei grandi massicci calcarei
dell'Italia meridionale verso Sud.
Il contesto nel quale gli Enti locali cercano di svolgere le proprie
attività è sicuramente un contesto che non vanta una consolidata
tradizione partecipativa alle politiche sociali. Da qualche tempo comunque
si sta cercando, attraverso momenti che accomunano il pubblico ed il
privato, e le varie istituzioni, di raccordarsi per dare spazio ad una
politica sociale più corale e costruttriva.
Vi sono aspettative diffuse sulla prevenzione, sia quella riguardante
il rischio di esclusione ed emarginazione sociale sia quella riguardante
la sicurezza dei cittadini nelle città e nei luoghi di vita.
Su questo terreno si delineerà la funzione fondamentale che deve
assolvere ciascun Ente Locale, previa apertura del riconoscimento pieno
ed effettivo dei cittadini - utenti quali soggetti sociali che hanno
diritto ad ottenere garanzie e risposte "pubbliche".
Il recupero di un ruolo pregnante dell'istituzione Locale nelle politiche
sociali appare necessario se si tiene conto dell'atteggiamento di sfiducia
che spesso emerge dai cittadini nei confronti di essa. Gli Enti Locali
rappresentano uno snodo delicatissimo nell'assetto istituzionale democratico
presente e futuro: essi definiscono lo Stato-Comunità; sono cioè
l'anello di congiunzione fra la comunità (la società civile
di un dato territorio), i suoi bisogni e le sue caratteristiche, il
suo corpo elettorale (rappresentato democraticamente appunto nelle istituzioni
comunali, provinciali, regionali) e lo Stato-apparato, l'ordinamento
giuridico-istituzionale complessivo.
La
costituzione di un "motore locale
L'idea di "motore locale"
è stata mutuata dal linguaggio utilizzato dai patti territoriali
per l'economia che vengono stipulati in diverse zone del nostro
Paese: essa è una idea di partnership, di collaborazione alla
pari tra enti e soggetti differenti nella proposizione degli obiettivi
da raggiungere; nella decisione sulle metodologie e sulle regole da
utilizzare; nella condivisione delle responsabilità pur nelle
differenti titolarità e competenze. Infatti a ciascun partecipante
viene richiesto di mettere in comune risorse utili al raggiungimento
dei fini che si prefigureranno concordemente.
Ciò che verrà costruito e progettato dai partecipanti
al "patto" non appartiene comunque ai soggetti privati che compongono
il "motore locale": gli eventuali servizi, iniziative e programmi di
intervento verranno assunti dagli Enti locali i quali li attualizzeranno
utilizzando le vie ordinarie previste: o direttamente, o in collaborazione
o esternalizzandoli.
Il "motore locale" viene costituito da Enti con interessi e obiettivi
di utilità sociale pubblica, cioè collettiva e di corresponsabilità
del "patrimonio sociale". La scommessa di ciascun componente è
quella di mettere insieme risorse e progettualità per la crescita
generale del territorio e della qualità della vita sociale. La
partecipazione alla programmazione non dà titolo o punteggio
per la gestione delle attività o dei servizi che verranno previsti.
Il gruppo dei soggetti promotori procederà con un calendario
dei lavori, mirato alla soluzione dei problemi e al raggiungimento degli
obiettivi che saranno prospettati.
In primo luogo, dai soggetti che si sono fatti carico di lanciare la
proposta del patto e di portarla avanti, verrà validato il "motore
locale".
In secondo luogo verranno elaborate le idee-forza portanti del "patto",
di cui alcune sono descritte in questo documento base.
In terzo luogo si inviteranno ulteriori soggetti pubblici e privati
ad allearsi ed entrare nel "motore locale", per rafforzare e continuare
il cammino insieme alla realizzazione del "Patto territoriale sociale
del Pollino e della Sibaritide".
Si darà avvio alla fase di progettazione, la quale avrà
come supporto e legittimazione una "assemblea dei promotori" e un "comitato
di coordinamento" eletto dalla stessa assemblea, previo regolamento.
In seguito si individueranno le priorità di intervento e la gestione
di attività, possibilmente basate su un programma annuale.
Si apriranno infine le iniziative e le attività sociali, come
in un cantiere aperto, per costruire nei territori servizi più
puntuali, maggiori occasioni di lavoro, una più diffusa democrazia
sociale.
L'idea
del "patto territoriale sociale"
L'idea generale del "patto territoriale sociale della
Sibaritide e del Pollino" va collocata nello scenario futuro delle politiche
sociali, le quali sempre di più investiranno le responsabilità
dei territori, dei municipi, delle loro istituzioni e dei loro cittadini
e cittadine.
Si stanno (anche giustamente) assottigliando gli spazi delle politiche
e dei servizi sociali che svolgono funzioni di contenimento dei conflitti
sociali e di interventi impropri sui temi delle povertà e delle
carenze di lavoro; viene sempre più difficile ritenere che sia
sostenibile continuare con i trasferimenti di denaro come welfare di
assistenza. Piuttosto ci si dovrà muovere verso mete nuove e
con metodologie di intervento innovative. L'orizzonte delle iniziative
sociali pubbliche e private non dovrà più limitarsi ad
alcuni interventi ridotti alla gestione dei servizi, né tanto
meno a venire parcellizzato e frammentato in interventi isolati, ma
dovrà essere collocato in contesti e attualizzato con metodi
di innovazione sociale.
L'oggetto del "patto" è quello di favorire progettualità
e innovatività nei "mondi" del sociale" organizzato e informale,
nelle Istituzioni e nella società civile.
L'idea-forza principale del "patto" si dispiega su tre aree di
intervento: l'area del sistema dei servizi territoriali; l'area
del lavoro possibile nel e dal sociale; l'area della democrazia
sociale.
Area
del sistema dei servizi territoriali
Il contesto dei servizi andrà potenziato, in maniera da razionalizzare
gli interventi sociali, sanitari, culturali, educativi, ludici e formativi.
L'esiguo numero di servizi territoriali non ha facilitato nelle
popolazioni la domanda dei servizi e della loro qualità.
Nel settore del welfare si è teso a separare-ricoverare
lontano la persona in difficoltà, oppure a monetizzare la risposta
ai problemi piuttosto che rinforzare nelle persone stesse le loro possibilità
di autonomia e di responsabilità. Si intende invece allargare
i diritti di cittadinanza e dei doveri civici delle persone prese incarico
dai servizi, costruendo il passaggio da utenti-dipendenti a cittadini-sovrani.
Inoltre una distorta applicazione della legislazione regionale in materia
di intervento sociale non ha apportato, nel seppur limitato mondo dei
servizi, una cultura delle regole, degli standard, delle professionalità,
della qualità dei servizi rivolti alle persone. Ciò che
invece con il "patto del sociale" si intende affrontare e costruire
al meglio, dentro un "sistema" dei servizi territoriali, volto alla
crescita della qualità della vita sociale collettiva, e che lavorino
in rete tra di loro.
Area
del lavoro
Progettare e operare nel contesto sociale fa il paio con l'incrementare
sul territorio i posti di lavoro, anche aggiuntivi a quelli attuali.
Ma non solo: viene dilatato il concetto di servizio sociale ed esteso
anche all'avvicinamento o addirittura all'accompagnamento
al lavoro delle stesse persone accolte o assistite e seguite nei servizi
stessi.
In definitiva si aprono spazi di modalità di lavoro nei servizi,
i quali vanno ripensati nelle loro capacità di offerta, e ri-qualificati
per poter svolgere, accanto alle prestazioni sociali, sanitarie, educative,
riabilitative, di recupero eccetera, anche attività di orientamento,
formazione e integrazione nel mondo del lavoro delle cosiddette fasce
deboli. Si arricchisce così il programma di intervento, fino
a pensare alle dimissioni dai servizi non solamente come "sganciamento"
da essi ma anche come inserimento nel mondo del lavoro.
Intraprendere delle iniziative qualificabili come "imprese sociali",
finalizzate alla costruzione di posti di lavoro anche per soggetti appartenenti
alle fasce deboli o indebolite della popolazione, è certamente
un obiettivo del "patto sociale territoriale".
Accanto a questo, si apre tutto uno spazio di lavoro e di professionalità
nuove e innovative, sia dentro ai servizi esistenti per gli operatori
attuali, ma anche per servizi ulteriori e per ulteriore personale.
L'intervento così concepito si configura come iniziativa
per la costruzione del "lavoro che serve" e non meramente ad una occupazione
del "posto"; cioè avviene la costruzione di "ruolo sociale" sia
per i soggetti deboli che per gli operatori della "mediazione" tra i
servizi e il mondo del lavoro.
Area
della democrazia sociale
I corpi intermedi della società civile non sono assenti
nel territorio della Sibaritide e del Pollino; anzi vi è una
certa ricchezza e vivacità. Si tratta di concertare il più
possibile insieme obiettivi di crescita generale e diffusa, e di escogitare
metodologie e strumenti di partecipazione.
Una partecipazione sempre più reale della popolazione, nelle
sue molteplici espressioni e nei suoi differenti interessi, va favorita
e misurata nella quotidianità e nella continuità degli
impegni che essa si assume e che può effettivamente assumersi
grazie agli strumenti di democrazia costruiti dal basso o messi in gioco
dalle Istituzioni.
Col "patto" si intende implementare una pratica del principio di sussidiarietà
per cui le diverse aggregazioni di base si mobilitano e si organizzano
per risolvere da vicino, da protagoniste, le questioni e le problematiche
emergenti dal territorio.
Così come anche si intende arricchire l'esperienza ed il
principio di solidarietetà, per cui le differenti componenti
istituzionali e sociali si organizzano per garantire il bene comune,
anche a chi non ce la fa a garantirsi da solo, come persona o anche
come appartenente ad una "categoria" in difficoltà.
Tutto questo può avvenire ed ha un suo senso ben preciso per
il fatto che si vuole fare in modo che le proposte di democrazia sociale
vengano formulate da più soggetti, da chi vuole, fin dall'inizio
del percorso che si va ad intraprendere.
In definitiva desideriamo creare luoghi di democrazia e meccanismi di
partecipazione che consentano a questa nostra comunità locale
di poter riuscire a costruirsi il proprio destino.
Temi
proposti e condivisi (con qualche ostacolo da calcolare ...
Alcune tematiche e linee di
intervento sono state proposte come prioritarie e condivise dai fautori
del "Patto sociale territoriale della Sibaritide e del Pollino". Esse
sono sinteticamente riassunte nelle seguenti proposizioni a tesi.
Alcuni ostacoli si potrebbero comunque presentare, al di là delle
volontà e della chiarezza di intenti dei promotori del "patto".
Infatti: l'assenza di una pratica consolidata di collaborazioni
degli Enti pubblici tra di loro, degli Enti privati tra di loro, e tra
tutti insieme, orientata alla concertazione; e la difficoltà
a costituire reti sociali tra differenti realtà territoriali,
potrebbero costituire un ostacolo culturale da non sottovalutare.

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I Comuni in prima istanza saranno chiamati a decidere di coinvolgere
e responsabilizzare le comunità locali nella costruzione del
"bene comune", attraverso la creazione di una efficiente "rete sociale"
nella quale trovino pieno diritto di cittadinanza gruppi e associazioni
di volontariato laiche e religiose, cooperative sociali, operatori sociali
del pubblico e del privato. Ciò che ideologicamente ispira il
riferimento al lavoro in rete è la consapevolezza che la complessità
dei problemi sociali che si dovrebbero affrontare in un Comune richiedono
uno sforzo civile teso ad assicurare un lavoro sinergico e di integrazione
tra tutte le risorse sociali presenti in una comunità, che possono
contribuire alla realizzazione di un organico progetto di politiche
sociali in cui al centro dell'attenzione c'è la persona
(e spesso anche la sua famiglia) che vive una condizione di disagio
e/o di emarginazione.
Incide fortemente, come ulteriore ostacolo, la rilevata assenza di una
formazione comune agli operatori del settore per cui può accadere
che non ci si intenda su quello che si vuole realizzare: conseguenza
di ciò è la difficoltà a concepire un progetto
unico e fruibile da parte delle diverse realtà territoriali.
L'esistenza poi di eventuali fondi economici a cui attingere e
da gestire provoca non di rado nel pubblico e nel privato il venir meno
dell'azione solidale, che viene sostituita da una campanilistica
"esigenza" di gestire in completa autonomia il finanziamento ricevuto,
rifiutando di ricercare e perseguire finalità comuni e collettive.
Le
politiche di sviluppo sociale
Le politiche di sviluppo sociale non evolvono da sole né
separatamente. Esse piuttosto si accompagnano con la crescita culturale
del territorio e con le attività di mercato ed economiche. E
non solo con queste.
Si dovrebbe dunque operare per combattere l'esclusione sociale
delle fasce deboli della popolazione ed anche per arginare le altre
situazioni che si presentano come a rischio nel prossimo futuro di allentamento
dei sistemi e degli strumenti di protezione sociale.
Il territorio della Sibaritide e del Pollino necessita di una analisi
accurata dei fabbisogni di servizi e di strumenti, di opportunità
e di risorse. Inoltre si dovrebbero elaborare progetti concreti di lotta
alla disoccupazione e di promozione di lavoro e di imprenditività.
In tutto questo vanno valorizzate le solidarietà orizzontali
e verticali, quelle sociali di prossimità e quelle istituzionali
che hanno il compito di disegnare politiche sociali di sviluppo e non
solo assistenziali.
Il
ruolo degli Enti locali e delle organizzazioni sociali nella gestione
dei servizi
Gli Enti locali territoriali dovrebbero prefigurare un percorso
costruttivo di intenti comuni rispetto ai servizi sociali, sanitari,
culturali del comprensorio di loro competenza, avendo di mira l'innovazione
del e nel comparto sociale. Operativamente si potrebbe valorizzare l'esistente,
migliorarlo, ottimizzare le risorse umane e strutturali ed economiche,
facendole interagire al meglio, senza tralasciare gli aspetti di formazione
e di know how che rimangono ancora da acquisire.
Andrebbe costituita una "authority" che vigili sugli interventi sociali
e sui rapporti tra pubblico e privato, che ultimamente nelle iniziative
e nei servizi sociali viene spesso chiamata in causa.
Le attività di intervento territoriale vanno indirizzate ad integrarsi
tra di loro, soprattutto quelle sanitarie e sociali.
In questo rapporto, che mira ad essere collaborativo, vanno comunque
elaborate e applicate regole improntate alla trasparenza e al rispetto
dei molteplici Enti in causa, sia pubblici che privati. In particolare
si richiede di fare chiarezze conoscitive e giuridiche rispetto alle
diverse organizzazioni e alle diverse "anime" che attraversano il variegato
mondo del cosiddetto "Terzo settore" o "solidariato": cioè la
cooperazione sociale, l'associazionismo, i volontariati, i gruppi
di autoaiuto, gli enti ecclesiali, le Fondazioni, gli enti morali, eccetera
...
Servizi:
tra promozione e qualità
Il panorama dei servizi nei
territori della Sibaritide e del Pollino si presenta variegato, ma ancora
incompleto. La loro diffusione territoriale appare problematica; vi
è una concentrazione in alcune zone e una assenza totale in altre.
Va affrontato il problema della certezza dei servizi e delle risposte
che essi sono chiamati a dare.
Inoltre non tutta la gamma prevista dalla legislazione in materia sociale
e sanitaria trova riscontro sul nostro territorio: basti l'esempio
della psichiatria, o della riabilitazione dei disabili, per affermare
che la carenza dei servizi va affrontata con serietà e con urgenza.
Il tema dei servizi apre il ragionamento non solo sulla loro quantità
e collocazione, ma anche quello della operatività e della qualità.
A tale riguardo occorre costruire strumenti operativi utili, come gli
standard, le professionalità, il coordinamento dei servizi stessi,
il lavoro a rete, e così via. Questo discorso apre l'orizzonte
a programmazioni organizzative, a scuole o corsi di formazione professionale,
ad azioni innovative di collaborazione tra pubblico e privato sociale.
Il posto della formazione in questo contesto è strategico. Servirà
di certo fare formazione per il miglior funzionamento delle Pubbliche
Amministrazioni, per il personale e la dirigenza dei servizi pubblici
e privati, per i rappresentanti dei gruppi organizzati della società
civile, compresi quelli che ne rappresentano le categorie più
deboli o indebolite.
Una
cultura proattiva e una rinnovata partecipazione
Questo "patto territoriale sociale" intende avere caratteristiche culturali
e valoriali che favoriscano nuove prese di coscienza collettiva del
"bene comune".
Una ricomposizione territoriale deve superare campanilismi deleteri,
proprio aiutando le differenti identità e culture locali ad esprimersi;
ma non ad esprimersi e a definirsi "contro" altre identità e
culture, ma capaci di porsi e di stare all'altezza del dialogo
e di accogliere le sfide che vengono richiesta dalla collaborazione
tra soggetti pari. Le molteplici culture che coesistono da secoli nel
vasto territorio sella Sibaritide e del Pollino testimoniano che questo
compito è realizzabile con successo.
A questo vanno aggiunti percorsi formativi che possono riguardare una
cultura fatta di stili di vita personali e collettivi che sappiano indicare
la costruzione di attese di futuro sostenibili, richiamare la dignità
sui doveri civici delle singole persone e delle famiglie, il miglioramento
delle offerte dei servizi pubblici e privati.
Una cultura sociale rinnovata sfida i cittadini e le cittadine tutte
a "pensare in grande" e ad impegnarsi a costruire nel quotidiano dei
nostri territori quella dignità umana e quella felicità
a cui tutti e ciascuno abbiamo diritto.
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