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Documento programmatico del Patto territoriale del "sociale" di Lamezia Terme


Perché un Patto Territoriale con la città
La costruzione di relazioni sociali significative e costruttive a Lamezia Terme, al passo con le sfide dei tempi, invita soggetti molteplici e differenti a progettare insieme le collaborazioni, le alleanze e le azioni per la lotta all'esclusione sociale che si allarga e si acutizza ogni giorno di più.
La scelta di mutuare dai recenti programmi di sviluppo economico delle aree uno strumento nuovo, può risultare vincente a partire dalla "filosofia" che orienta il Patto Territoriale: la concertazione degli interessi su obiettivi predefiniti e dichiarati in un contesto territoriale delimitato.
Nasce dunque un nuovo modello di sviluppo e di cooperazione anche per il sociale.
Il Patto presuppone la scambio di reciprocità e di reciproche convenienze, aprendo percorsi di politiche sociali, di culture sociali, di economia sociale partendo:
1. dall'idea generale, dal quadro complessivo che deve orientare la cooperazione tra pubblico e privato (esempio elevando la vivibilità sociale per tutti, lottare per strappare alla 'ndrangheta il controllo sociale del territorio, ecc.);
2. da una scelta politica consapevole che orienti gli indirizzi dell'Amministrazione (esempio cittadinanza sociale e politica dei soggetti deboli, quali servizi, opportunità, sperimentazioni ecc.);
3. da una "idea" culturale che sappia coniugare aspetti di programmazione e di gestione (esempio gusto sapienzale di ricerca personale e collettiva di uno sviluppo eco-sostenibile sud-nord; la vivibilità delle città, ecc.)
Cresce la consapevolezza che si fa politica sociale attraverso la formazione dal basso del consenso tra le parti sociali, i diversi attori pubblici e privati. Una consapevolezza che esprime una autonoma responsabilità delle diverse realtà locali perché tutte le forze sociali e gli enti locali devono sentirsi protagonisti del loro sviluppo, decisi a trattare gli interessi locali in una logica di progetto.
Il territorio, nelle sue valenze economiche, sociali e culturali, è al centro di questa ridefinizione della rappresentanza. I1 proprio territorio diviene l'ambito elettivo in cui le parti sociali ricercano una più coerente rappresentatività dei rispettivi interessi ed un più saldo principio di legittimazione della propria natura di attori sociali.
Questo comporta una certa discontinuità con il modello tradizionale della rappresentanza, costruito su un'idea di interessi omogenei, organizzabili "dal centro" e componibili in un "interesse generale".
Il quadro politico sociale è messo in discussione dalla crescente articolazione degli interessi, dall'emergere di nuove rappresentanze particolari e dalla fine del ruolo di "garante" esercitato dalle forze politiche.
La necessità di superare modelli consolidati e di sperimentare soluzioni più consone alle dinamiche reali degli interessi raccoglie, nel Patto, questo disagio nei confronti del sistema tradizionale della rappresentanza e le diffuse aspettative che si manifestano verso modelli organizzativi e di relazioni tra le parti ricalcate sulle caratteristiche del territorio locale.


Partire dal territorio
La ricchezza di attori sociali che vanta la città non sempre produce un rapporto fecondo a favore della città. Vi è una comunicazione intermittente tra pubblico e privato. E bisogna produrre il salto culturale che i gruppi del Privato siano identificati e si identifichino quali soggetti di responsabilità attiva di cittadinanza non braccio operativo delle istituzioni riaffermando, in modo definitivo, la titolarità "pubblica" dei progetti e servizi, intesi come "bene della collettività" indipendentemente dalla loro gestione.
Ciò deve produrre anzitutto la possibilità di ricondurre gli interventi ad una logica unitaria e di sistema; definire un quadro di programmazione locale delle politiche sociali che coinvolga pubblico e privato; accrescere l'efficacia delle risorse disponibili in un'ottica di rete, rafforzare la programmazione e la progettazione, assicurare l'operatività piena delle misure adottate per l'efficienza amministrativa e l'accelerazione e lo snellimento delle procedure; affermare l'idea della gestione mista delle iniziative con ruoli e compiti diversi non concorrenziali ma complementari.


La situazione a livello locale... nazionale... europeo
I percorsi per addivenire a forme di collaborazione "alta" tra l'ente locale e i gruppi della società civile organizzata stanno cominciando a delinearsi come prospettiva ma anche come necessità in tutte quelle realtà territoriali che mantengono una elevata presenza di organizzazioni del privato sociale. La richiesta più recente proveniente dal mondo del volontariato è emersa dal recente convegno nazionale di Verona.
Le forme fin'ora più sperimentate di tali collaborazioni si sono concretizzate nelle consulte, nei forum, che hanno però, a detta anche di altri amministratori, accusato le difficoltà di una mancata e preventiva definizione del quadro generale di riferimento, degli obiettivi generali da centrare che andassero oltre una generica necessità di collaborarsi. Anche la scarsa stabilità politica fin'ora registrata dai governi locali e/o regionali ha accentuato tali difficoltà, in una collaborazione schiacciata tra consenso e partecipazione, tra programmazione e contingenza.
Del resto l'enfasi e i toni talvolta astrattamente trionfalistici che hanno caratterizzato il dibattito sulla partecipazione degli anni settanta si sono ben presto rilevati all'impatto con la modesta portata delle concrete esperienze scaturitene.
Da questo punto di vista possiamo definire "nuova" tale esigenza anche alla luce delle esperienze su scala nazionale che cominciano a farsi largo.
L'insorgenza in una drammaticità nuova del problema occupazionale sta inoltre "mutando pelle" anche alle politiche sociali e la mancanza di lavoro è diventata ormai elemento centrale nella causa dell'esclusione sociale accentuando, al contempo, i caratteri di bisogno di alcune fasce già deboli.
Valutando tali difficoltà, la stessa Commissione Europea propone di "affrontare le principali cause alla base dell'esclusione sociale mediante il sostegno alla creazione di nuove imprese, il miglioramento delle infrastrutture e dei servizi sociali nelle aree disagiate delle città e l'erogazione di istruzione e formazione alle categorie svantaggiate."
Un Patto Territoriale del Sociale che punti a programmare una rete di servizi per la città può soddisfare anche l'ipotesi che l'economia locale celi giacimenti occupazionali derivanti da esigenze ancora da soddisfare nel settore dei servizi.
La soluzione al lavoro diventa quindi il modo anche per affrontare il nodo della soluzione ai diritti, il problema della qualità e della democrazia sociale.


Un Patto Territoriale che serva a:
- interrogarsi sui bisogni delle fasce deboli e non solo. Considerare le risorse da potenziare nei vari contesti sociali;
- lo spostamento dall'attività di gestione sic et simplicer a quella di programmazione e gestione dei servizi;
- il passaggio a un controllo di gestione più preciso in itinere ed ex ante rispetto alle approssimazioni che possono derivare da una conduzione improntata sulla logica del pagamento o della consuntivazione ex post;
- introdurre i concetti di valutazione di efficacia e di coerenza e/o congruità interna del servizio e/o dell'iniziativa;
- la partecipazione del cittadino all'erogazione dei servizi sociali, responsabilizzato nella fruizione dei servizi onde evitare la spirale dell'assistenzialismo;
- interrogarsi e intervenire sulle opportunità operative anche attraverso la scelta dei meccanismi finanziari;
- venire incontro alle nuove esigenze nel settore dei servizi sociali.
Il patto che viene sottoscritto deve rispondere ad alcuni criteri di garanzia necessari che sono:
- la coerenza con gli atti di indirizzo programmatici;
- l'innovatività che deve risiedere nel tentativo di perseguire l'interesse comune;
- l'ampiezza dell'impatto sul territorio;
- la fattibilità che si basa sulla condivisione da ambo le parti pubblico e privato, delle ipotesi progettuali.


Il metodo di intervento
Il metodo di intervento:
- individuazione del "motore locale". Un patto può nascere solo in presenza di soggetti che localmente si fanno carico del progetto e sono disponibili a mettere in campo le risorse di organizzazione e di inventiva necessari;
- processo di costruzione dell'idea forza agito dai soggetti che partecipano alla fase precedente;
- idea forza comune condivisa dagli attori locali, negli obiettivi generali, nelle linee progettuali, nelle validazioni, nei servizi, nelle iniziative, nella formazione, nelle regole, nei criteri quali-quantitativi da utilizzare;
- organizzazione del "Forum degli interessi". Il Forum costituisce il momento in cui vengono verificate convergenze e divergenze sui temi individuati e in generale sulla "filosofia" del progetto. Si tratta di una indispensabile operazione di "chiarificazione" circa gli intendimenti delle diverse parti, oltre che di approfondimento delle caratteristiche che l'eventuale patto dovrebbe avere: delimitazione territoriale, divisione dei ruoli, coinvolgimento di altri attori;
- lancio del patto. È la fase in cui si dà visibilità e risonanza pubblica al progetto e si formalizza il rapporto tra le parti su progetti specifici. Il patto non si alimenta sulla sola volontà di cooperare stabilmente. Occorre anche individuare concreti ambiti di iniziativa su cui sperimentare convergenze e capacità di collaborazione. Piani di sviluppo sociale, infrastrutture, programmi di formazione ecc.;
- dopo aver fatto patto territoriale occorre fare esodo dal locale puntando su saperi e competenze, forme necessarie oggi per andare in Europa, in Italia, nello spazio più ampio possibile.
La combinazione della cooperazione tra pubblico e privato, dell'integrazione del metodo e dell'implicazione degli attori interessati fin dalla fase di avviamento, costituisce l'ossatura principale dell'assetto socio-economico favorevole alla nascita e allo sviluppo di tali iniziative.
Un simile assetto presuppone:
- nuove relazioni sociali basate sull'impegno comune degli attori pubblici e privati per un arco di tempo ragionevole;
- la partecipazione dei singoli alla programmazione ed ai progetti;
- la presa in considerazione delle esigenze mercantili e di quelle non mercantili.
La durata rappresenta un elemento fondamentale non solo per il progetto stesso e la sua sopravvivenza, ma anche per trasformare la mentalità e per prendere in considerazione i tempi di reazione di certi settori.
Le funzioni essenziali sono pertanto l'animazione, l'incentivazione e la sperimentazione.


Quattro possibili ostacoli ...
Gli ostacoli legati all'organizzazione e all'intervento delle pubbliche amministrazioni che agiscono troppo spesso secondo una logica settoriale, burocratica, rigida a fronte di una logica più elastica che contraddistingue i gruppi e gli operatori sociali. Essi devono invece facilitare la messa in rete dei progetti e delle iniziative, garantire i collegamenti tra le politiche e i vari livelli territoriali autorizzare la sperimentazione tecnica e l'esplorazione dei potenziali endogeni locali. Ciò a fronte della natura delle aggregazioni in cui convivono una parte ideale, una componente organizzativa e una economica non sempre spontaneamente componibili, con cui occorre fare i conti.
Gli ostacoli finanziari. L'intervento pubblico attraverso i finanziamenti in via esclusiva può essere deresponsabilizzante perché immette in un percorso di assistenza. Allo stesso modo il settore, quasi interamente dipendente dai finanziamenti pubblici trova freno nella sua evoluzione verso la qualificazione e la rivalutazione, perché la preponderanza di una offerta pubblica conduce in modo indiretto allo sviluppo del lavoro nero, del volontariato, piuttosto che alla creazione di veri e propri posti di lavoro.
Gli ostacoli legati alla formazione e alla qualificazione professionale.
Gli aspetti giuridici e regolamentari
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... e quattro direttrici certe
1. Creare localmente un quadro favorevole alle iniziative di sviluppo e di occupazione. Fondare tali iniziative su una cooperazione tra pubblico e privato perché gli attori locali partecipino ai programmi in un clima di fiducia.
2 Realizzare una gamma di strumenti finanziari per lo sviluppo sociale locale. A partite dall'esperienza europea possono essere:
- gli assegni servizio, strumenti di pagamento destinati all'acquisizione di taluni servizi. Essi possono stimolare la strutturazione dell'offerta e l'espressione della domanda;
- una revisione del trattamento delle spese di funzionamento rispetto alle spese per attrezzature. Essa faciliterebbe gli investimenti in risorse umane.
- L'accesso ai fondi sociali comunitari.
3. Migliorare le iniziative di formazione degli operatori a partire dall'impegno per una scuola di tutti; per la formazione professionale sui settori chiave che verranno individuati; per una scuola di managerialità sociale da favorire
4. Rinnovare il quadro giuridico dei rapporti nel settore a partire dalle opportunità che offre la normativa vigente, sia negli accordi tra istituzioni che tra queste e il privato (es. gli accordi di programma, le intese, le convenzioni, ecc.)


Altri possibili scopi
A vari livelli si constata una forte mancanza di dati relativi agli indicatori socio-economici della città che riflettono direttamente la qualità della vita dei cittadini e sono quindi di estrema importanza per qualunque sviluppo sociale. A tale riguardo, e sulla scia di alcune esperienze internazionali, si può prevedere un sistema che potrebbe chiamarsi "barometro sociale urbano" che prevede a misurare la qualità della vita nel nostro territorio esprimendola in base a indici comprendente gli indicatori particolarmente significativi. Tale elaborazione avrebbe il merito di definire, di conseguenza, il livello quanti-qualitativo dei servizi da offrire.
A tale riguardo il patto deve servire per:
1. definire congiuntamente gli indicatori di qualità relativi all'erogazione dei servizi e di mantenerne il livello quali-quantitativo corrispondente ai bisogni, in particolare degli strati più deboli della popolazione;
2. sulla necessità che precedano, in rapporto ai bisogni dell'utenza, alla razionalizzazione ed integrazione dei servizi, con particolare riferimento alla funzionalità dei servizi territoriali;
3. sulla necessità di costruire sul territorio una rete integrata di servizi che, avvalendosi di tutte le modalità e possibilità offerte dalla legge, consenta lo sviluppo della qualificazione nell'offerta dei servizi utili a favorire la permanenza nei contesti di vita di ciascun cittadino e valuti, aggiornandolo, il reale bisogno quali-quantitativo dei servizi, prefigurando e agendo per una dotazione cittadina di servizi che assicuri un soddisfacimento ottimale dei bisogni;
4. di stimolare il rapporto e la collaborazione con l'Ente Regione e la Provincia attraverso la costruzione di un osservatorio comune sulle politiche sociali che individui, valuti, proponga attività ed interventi;
5. di programmare interventi comuni utili alla presentazione di candidature all'U.E. nel settore delle politiche sociali e di interventi per favorire la professionalizzazione dei dipendenti comunali;
6. di prevedere interventi di mutua solidarietà nei confronti dei cittadini di quei Comuni che non dispongano di mezzi di intervento efficaci;
Il Patto è dunque una sfida per uno sviluppo sociale serio, duraturo, chiaro, dopo il fallimento della politica dell'assistenzialismo che ha creato modelli di dipendenza ancora duri a morire. In questo senso può diventare uno strumento efficace e concreto volto al superamento dell'esclusione sociale con l'obiettivo di realizzare il passaggio da una città invisibile ad una città visibile, da una città negata ad una città fruita.
La proposta di un patto territoriale del sociale, elaborata dall'Amministrazione Comunale e dalla Comunità Progetto Sud, è stata avanzata nel corso dell'incontro di lavoro svoltosi nel mese di Dicembre. Ad essa hanno partecipato, invitati, i seguenti soggetti:
Comune di Lamezia Terme
Coop. Minori 78
Coop Dal Margine
Coop Basi Nuove
Coop SS. Pietro e Paolo

Coop Ce.Pro.S.
Comunità Progetto Sud
Associazione La Strada
Associazione Mago Merlino
Opera Don Calabria
L.I.L.A. Calabria.

Indice "Territorio"


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