
Benarrivata
tra noi Signora Anna Maria.
Con
la scopertura della targa commemorativa
da
oggi questo lungomare di Amantea
prende
il nome di suo marito, il comandante De Grazia.
Per
lei Natale è un nome che fa rivivere affetti e ideali,
per
noi accende coraggio e senso dello Stato,
e
l’aspirazione a dare continuità al suo impegno.
Le
parole Amantea, Cetraro, Crotone,
Praia
a Mare, Serra Aiello,
Tirreno,
navi, mare... sono espressioni nostrane
che non evocano più turismo, spiagge e
sole,
verde
e blu, ma veleni e tumori,
abissi
oscuri portatori di malattie e di morte.
Oggi
siamo tutti e tutte qui, protagonisti,
per
protestare contro chi inganna,
chi
fa affari sporchi,
chi
ha compiti di vigilanza ma non vigila,
e
siamo qui anche
per
riprenderci la Calabria più pulita
nell’ambiente
e nei comportamenti individuali,
sociali,
politici, amministrativi.
Questa
di oggi è una protesta della società civile.
La
popolazione che ha visto lo scempio del mare
rifiuta
espedienti per galleggiare a malapena.
Qui
la gente ci vuole vivere, non sopravvivere.
Chi
ha affondato navi e scaricato veleni nel mare
sono
imprenditori e imprese bluff.
Chi
vi ha collaborato sono affaristi
sporchi
che inquinano pure se stessi e i loro figli,
sono
’ndrangheta e mafie,
sono
i loro sodali colletti bianchi
ben
accasati nelle PPAA e nelle Istituzioni,
conniventi
con nemici occulti del bene comune,
del mare nostrum, della democrazia.
Costoro
intendono far passare
il
modello dell’appropriazione criminale,
vigliacca
e occulta di ditte e di gruppi
spacciandosi
per modelli imprenditoriali.
Senza
tema di populismo
credo
che si possa affermare
che
se vi sono veleni inabissati in questo mare
non
sono originati in Calabria,
ma
prodotti da varie ditte di vari Nord.
Come
dir loro che sono criminali?
Noi
intendiamo individuare chi li copre e assolve.
La
loro logica criminale
fa
un salto di qualità e di quantità
che spiazza perfino
il
classico metodo del racket
in
cui la ’ndrangheta e le varie mafie
incrementano
i loro misfatti
caso
per caso, negozio dopo negozio,
ditta
dopo ditta, presentandosi a viso scoperto
per
far pagare e sottomettere
persone,
aziende e territori.
Invece
qui essi consumano crimini nel massimo
silenzio.
Si
accontentano: gli basta semplicemente fare
soldi!
Però il mare si
ritorce contro, avvelenando tutti:
contamina gli ingenui che non sanno,
ammorba coloro che sanno ma per paura tacciono,
inquina noi anche se sappiamo e ci ribelliamo.
Il mare presenterà il conto anche ai criminali stessi!
Perciò la protesta di oggi è anche propositiva,
è un invito a riprenderci la vita e la Calabria.
Immaginate che un giorno si giunga al punto
di concepire questo tratto di mare
come un’area dismessa, un mare da svendere
o forse da recuperane nel corso di secoli o di
millenni.
Qualche imbecille capace di affermare
che questo è un problema calabrese, o solo del sud,
lo incontreremo ancora.
Ma il mare nostrum non appartiene
solo ai litorali calabresi: è europeo e mondiale;
è di tutti e per tutti.
In risposta a questo disastro di veleni e inquinamenti
non vogliamo leggi del caso per caso, fuori contesto.
E non vogliamo leggi superficialmente rassicuranti
ma farraginose nelle procedure,
o timide nell’indicazione dei costi
e delle responsabilità.
Non vogliamo che si ragioni ancora
con la paura dei costi e dei conti,
mentre per talune opere non urgenti,
o addirittura inutili e dannose,
ci si vanta di investimenti faraonici.
Responsabilmente, noi vogliamo conoscere quanto
costa
pulire e prevenire in termini di impegni economici,
e quanto ci
costa in nuovi stili di vita civili e
di legalità.
Per questo oggi siamo qui:
per dire che noi ci siamo e ci stiamo a mutare le cose!
Pacificamente, noi vogliamo esserci
dentro una politica-chiave
per l’ambiente e l’economia,
per il mare e la democrazia.
Vogliamo partecipare
a una politica sostenibile
che possa esprimere la doppia fedeltà:
alla tutela del mare
e del lavoro nel mare;
doppia fedeltà alla riqualificazione del territorio
e degli impieghi a ciò confacenti;
fedeltà all’ecologia e a un’economia locale dignitosa
e senza gabbie che sanciscono disuguaglianze.
Le prossime politiche ambientali
devono investire con lungimiranza su questo mare.
Ne va anche di non poca occupazione sulla terra,
sulle coste, nella regione intera.
Auspichiamo che si faccia presto,
perché certi problemi prima si fronteggiano
e più sono risolvibili.
Purtroppo non aiutano a fare bene né a fare presto
i silenzi e
le frasi di rito
di uomini e donne eletti in Calabria
per la politica locale, nazionale ed europea,
né le parole vuote, le decisioni inefficaci,
le indecisioni incomprensibili,
di chi dovrebbe o potrebbe fare ma non fa.
Noi oggi manifestiamo perché vogliamo sentirci di
casa
in un territorio e in una Repubblica
capaci di mettere ai margini
gli avvelenatori, affaristi, mafiosi e collusi.
Vogliamo sentirci di casa
in un territorio e in una Repubblica
capaci di rimettere al centro il presente e il futuro
di questa terra di Calabria,
col suo mare, col suo cielo e con la sua gente.
Intervento
tenuto ad Amantea il 24 ottobre 2009, alla cerimonia di scopertura della targa
commemorativa e dedica del lungomare al capitano di corvetta Natale De Grazia,
medaglia d’oro, morto in circostanze rimaste oscure mentre indagava per
scoprire la verità sul traffico di rifiuti tossici e sul misterioso
affondamento di alcune navi nel Tirreno.
Dopo
il saluto, la vedova del capitano, signora Anna Maria Vespia, è intervenuta
affermando, tra le altre cose: «Non scoprire la verità fa morire due volte. Da
dove mio marito ha lasciato bisogna continuare. Avete dato valore al suo
sacrificio. Tutto questo vale più di una medaglia d’oro perché deriva dalla
gente. Questo gesto è bello non solo perché commemorativo ma propositivo.
Speriamo che la gente cominci a svegliarsi e a pretendere la verità.»
Si
è dato poi avvio alla manifestazione nazionale promossa dal locale Comitato
Natale De Grazia, alla quale hanno partecipato migliaia e migliaia di persone,
in nome della ricerca della verità sulle navi dei veleni e per il rilancio
della democrazia, della salute e del lavoro in Calabria.