La crescita
dell’economia calabrese non si è risolta attraverso l’impiego della grande
quantità di soldi elargiti alla nostra regione. Le lire, dapprima, e gli euro,
dopo, sono fluiti ripetutamente in Calabria, ma l’hanno devastata
economicamente perché noi, in generale, abbiamo trascurato di rinforzarla democraticamente
e civilmente.
Stessa sorte è
toccata alla qualità della vita sociale di tanti nostri territori. Abbiamo
visto impoverirsi dapprima le fasce già deboli - come le persone con disabilità
e gli anziani non autosufficienti -, e di seguito anche strati di regolari lavoratori.
La collettività è diventata più vulnerabile: tutti quanti siamo meno garantiti
che altrove nel poter fruire dei diritti umani. Sono carenti i servizi sociali;
ad esempio: gran parte dei comuni risulta priva dell’assistente sociale e tra
i servizi vengono remunerati quelli di ricovero piuttosto di quelli che
socializzano. La sanità produce poca salute; ad esempio: il Piano di rientro
predisposto dalla Regione pare orientato a far pagare ai cittadini malati anziché
a coloro che hanno dissennatamente dilapidato i fondi per la prevenzione la
cura e la riabilitazione. La popolazione stessa, in genere, non reclama di
partecipare alla costruzione di una società regolata e accogliente, preferendo
“soluzioni” ad personam piuttosto che
stabilità di welfare efficaci per tutti.
La ’ndrangheta secolare
e la recente crisi mondiale indeboliscono le nostre forze sociali ed economiche,
compromettono le libertà civili, svigoriscono le speranze dei giovani, non
pochi dei quali decidono di intraprendere nulla in terra di Calabria.
Assieme a questa
situazione regionale, il 9 ottobre prossimo il Papa troverà ad attenderlo numerosissime
persone desiderose di una Calabria migliore di oggi, con più sociale dentro
l’economia, ma anche dentro la politica, nelle relazioni umane,
nell’accoglienza di chi fa fatica a sopravvivere da solo, dei piccoli e degli
stranieri.
Dalla visita di
Benedetto XVI, questa Calabria in credente attesa non si aspetta, dunque, soldi
per investimenti economici ma un messaggio di speranza cristiana, proprio come
egli stesso ha scritto nell’enciclica Caritas in veritate (n. 25): «Desidererei ricordare a tutti, soprattutto
ai governanti impegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e
sociali del mondo, che il primo capitale da salvaguardare e
valorizzare è l’uomo, la persona nella sua integrità: “L’uomo infatti è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita
economico-sociale”».